23/07/2011
COSTRUTTORI DI SPERANZA
17:22
Scritto da: lamanoaretina
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17/03/2011
METTI UN GIORNO A ROMA
Nuova trasferta per le sette civiliste della Caritas di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Accompagnate dall'insostituibile Alessandro, il nostro responsabile per il servizio civile, siamo finite niente meno che nella Capitale. Quale occasione migliore se non la giornata di San Massimiliano, patrono degli obiettori di coscienza prima e dei civilisti poi? Per la ricorrenza, si è tenuto l'ottavo incontro annuale, a livello nazionale, dei giovani in servizio civile.
Il programma prevedeva, dopo gli interventi di Mons. Merisi (presidente di Caritas Italiana) e di Mons. Crociata (segretario generale della Cei), la proiezione di un video a cura di Tv2000, che raccoglieva le testimonianze e i racconti di ex civilisti ed obiettori. Poi la tavola rotonda "30 + 10 anni di difesa della patria", che ha ripercorso i 30 anni di obiezione di coscienza, fin dai suoi albori (quando era considerata diserzione..) ed i successivi 10 anni di servizio civile (che, istituito con la legge n.64 del 2001, ha "compiuto" la decade proprio quest'anno).
Nel pomeriggio la tentazione è stata troppo forte, ed una puntatina in piazza San Pietro è stata inevitabile.. quel tanto che è bastato per farci respirare l'aria "buona" di Roma!
Ecco la photogallery!
21:52
Scritto da: lamanoaretina
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"CONVIVENDO": si può essere seri a 17 anni?
Non si conosce veramente qualcuno finché non si vive insieme ogni minuto della giornata.
Non stiamo parlando di coppie in odore di fiori d'arancio, ma di una ventina di ragazzi in età da liceo. Che per sei giorni hanno vissuto fianco a fianco, 24 ore su 24. Questo è “Convivendo”, l’esperienza di vita comunitaria proposta per il secondo anno ad una classe di scuola superiore di Sansepolcro.
Ad accompagnare i ragazzi durante la convivenza, alcuni educatori, professori ed un sacerdote. «L’intuizione pedagogica che sta alla base dell’esperienza - spiegano gli organizzatori - è quella di rendere protagonisti i ragazzi e allo stesso tempo di fargli prendere consapevolezza di essere accolti, custoditi e formati. Nei giorni di convivenza sono stati loro i padroni di casa, e quindi ne sono stati anche i responsabili».
Giornate normalissime, scandite dalla sveglia, dalla scuola, poi i compiti del pomeriggio, e via andare. Ma allo stesso tempo, giornate fuori dal comune, perchè vissute sempre insieme. Le attività banali, quotidiane, ma in un contesto fuori dall'ordinario. Questa la chiave di “Convivendo”.
E noi civiliste, cosa c'entriamo?
Don Danilo (il sacerdote che ha vissuto insieme ai ragazzi e agli educatori) ha chiesto alla Caritas diocesana la presenza di due di noi per l'intero arco della settimana, per supportare le attività con i ragazzi, e, perchè no, per fare a nostra volta un'esperienza fuori dal comune. Denise e Giulia le prescelte, che per qualche giorno sono tornate liceali tra i liceali.
Ma non finisce qui. La penultima sera della loro esperienza di vita comunitaria hanno ospitato anche noi, per qualche ora. E davanti a quella ventina di faccette da adolescenti, abbiamo provato a spiegare cosa significa essere civilisti, in cosa consiste il nostro servizio, e la peculiarità di ognuna delle sedi in cui siamo impegnate. E poi abbiamo un po' barato, ma per una buona causa: per spiegargli cosa vuol dire andare oltre le apparenza, e imparare a sospendere il giudizio finché non si conosce bene una persona, abbiamo ripreso l'attività che era stata proposta a noi a Firenze, quella della navicella spaziale e della scelta delle vite da salvare. Solo che, tra i candidati alla sopravvivenza, abbiamo inserito storie vere di persone che abbiamo avuto modo di conoscere in questi primi mesi di servizio: figure che ad una prima occhiata potremmo giudicare come “inutili”, “superflue”, “superate” o “sacrificabili”, rivelano risvolti preziosi e sorprendenti, capacità inaspettate, storie importanti. Che è un po' il messaggio che dovrebbe essere arrivato a loro dopo una settimana insieme: forse la compagna di classe che non veniva filata minimamente perchè un po' sfigatella, è stata rivalutata perchè nelle attività di gruppo ha fatto morire tutti dal ridere; oppure quel ragazzo straniero, che stava sempre sulle sue, è riuscito a sciogliersi, e si è rivelato uno di loro, a tutti gli effetti. Chissà.
E a me questa storia fa venire in mente una canzone, che parla di diciassettenni, dei sapori e dei profumi che si riescono a sentire solo a quell'età, di piccoli amori e di emozioni enormi. A diciassette anni si dà maggiore importanza alle piccole cose, cquelle che ad una prima occhiara sembrano sciocche, ed invece sono serissime.
21:02
Scritto da: lamanoaretina
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FACCE DA CIVILISTI: ENRICO & l'AFRICA
Enrico è un ragazzo aretino di 26 anni. E' un civilista, come noi. Ma ha fatto una scelta particolare: lui, il suo servizio civile, lo farà in Sierra Leone. Per raccontarvi la sua storia, riporto l'articolo che è uscito sulle pagine locali di "Toscana Oggi" della scorsa settimana (11 marzo 2011). Buona lettura!
«Il mio anno in Africa per costruire il dialogo»
di Riccardo Ciccarelli
«A Makeni sta arrivando piano piano anche l’elettricità e questo sarà di grande sollievo per le spese degli ospedali e dell’università che devono spendere milioni per mantenere accesi i generatori. Il processo di sviluppo è tangibile (anche grazie all’arrivo di compagnie minerarie ed energetiche), tuttavia è accompagnato da nuovi problemi come il rapido aumento dei prezzi, le dispute legate alla terra soprattutto tra compagnie estrattive e abitanti locali». Parole che raccontano uno scorcio d'Africa che ha voglia di guardare al futuro. Parole di chi ha deciso di dedicare un anno a servizio di questa terra e di queste speranze. È la storia di Enrico Roggi, 26enne aretino, che da gennaio ha iniziato un’avventura unica, quella del servizio civile all’estero con Caritas italiana. Enrico è infatti impegnato in una delle terre più povere del mondo, la Sierra Leone. «Ho scelto di andare in Africa per dodici mesi perché questa esperienza mi avrebbe permesso di dare continuità al mio percorso di studi universitari - spiega Enrico, laureato in relazioni internazionali - grazie a questa iniziativa ho infatti la possibilità di collaborare con l’università di Makeni e con alcune autorità locali». È proprio questa città, una delle località più popolate della Sierra Leone con i suoi circa 150mila abitanti, a ospitare i partecipanti al programma «Caschi bianchi», promosso da Caritas Italiana. Il progetto rientra all’interno delle iniziative portate avanti da «Focsiv» (Federazione delle organizzazioni cristiane di servizio internazionale volontario) e per quest’anno prevede di inviare due civilisti in Gibuti, due in Burundi e due in Sierra Leone. Il progetto a cui Enrico ha aderito prevede la diretta collaborazione con la diocesi e l’università di Makeni, fondata dalla stessa diocesi al termine della guerra, e con le commissioni di giustizia, pace e dei diritti umani, istituite proprio dal vescovo della città africana. L’obiettivo principale che l’università di Makeni si prefigge è quello di ristabilire il rispetto dei diritti umani. L’ambiente universitario svolge attività di formazione della classe politica locale, grazie soprattutto al lavoro svolto dalle sottocommissioni locali, che si adoperano per aumentare la consapevolezza politica nella popolazione. Tra i membri che compongono le commissioni di giustizia, pace e diritti umani, vi sono anche un sacerdote cristiano e un Imam, a testimonianza dell’integrazione religiosa che vuole essere promossa in una regione nella quale i cristiani costituiscono una minoranza. «Sono venuto a conoscenza del bando per partecipare a questo progetto - afferma Enrico - tramite Alessandro Buti, vicedirettore della Caritas diocesana». Dopo la partenza per Makeni, avvenuta il 20 gennaio scorso, i ragazzi ritorneranno in Italia ad aprile, per una tappa intermedia di verifica, prima di volare nuovamente in Africa fino a dicembre 2011. A condividere l’esperienza in Sierra Leone con Enrico ci sarà una ragazza di Genova. Una scelta impegnativa, quella che Enrico e gli altri ragazzi hanno deciso di intraprendere. Un anno che li metterà a fianco di una popolazione che vive quotidianamente nella miseria. Spirito di adattamento e capacità di mettersi a servizio di chi ne ha bisogno sono due elementi che Enrico e gli altri volontari non avranno dimenticato di mettere nello zaino.
18:29
Scritto da: lamanoaretina
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"LA MI PORTI UN BACIONE A FIRENZE"
Una delle prime tappe del nostro percorso è stato il corso di inizio servizio, che si è tenuto a Firenze dal 13 al 15 dicembre scorso. E così, a due settimane dall'inizio del servizio civile, ci siamo ritrovate, noi SETTE, in mezzo all'ESERCITO dei civilisti fiorentini, a cui si sono aggiunti i “colleghi” di Fiesole.
Sede del corso è stata la casa dei padri Comboniani (oppure, come li ha definiti la Giulia in una delle sue perle memorabili, i “BOMBONIANI”.. i celebri missionari produttori di bomboniere...).
Piccola digressione: i Missionari Comboniani prendono il loro nome da San Daniele Comboni (1831-1881), primo vescovo dell'Africa Centrale e fondatore della Congregazione. Questa è composta da missionari, sacerdoti e fratelli, che si dedicano all'evangelizzazione e promozione umana in Africa, America, Asia e Europa. I Missionari Comboniani sparsi nel mondo sono oltre 1700; vivono a servizio dei più poveri, oltrepassando le frontiere geografiche, culturali, sociali e religiose. 
In Italia, i Missionari Comboniani sono presenti sul territorio con comunità impegnate nell'animazione missionaria, nel servizio alla Chiesa locale e nell'attività tra gruppi minoritari e socialmente emarginati. Sono 256 i religiosi presenti sul territorio che, attraverso attività e collaborazioni con diocesi, associazioni e organismi, cercano di aprire le chiese locali e la società italiana alla dimensione missionaria della fede e alla solidarietà verso i più poveri.
Ora che abbiamo più chiaro il quadro generale, alcuni flash memorabili della tre giorni fiorentina: a parte le domande fisse "aspettative - preoccupazioni - speranze di inizio servizio civile", con sviceramento dell'argomento in lungo e in largo, direi che è stata decisamente degna di nota la testimonianza di Maddalena, attualmente neanche trentenne, civilista quando era poco più che ventenne. Un servizio civile particolare, il suo: ha mollato casa, amici, città per trasferirsi a Prato (se non sbaglio..) proprio perchè in QUELLA città aveva trovato il progetto a cui desiderava prendere parte: attività di animazione e supporto ai carcerati della casa circondariale. Una scelta importante, di quelle "che ti cambiano la vita" (come recita lo slogan del Servizio Civile).
Che in alcuni momenti l'ha fatta vacillare, interrogare, andare in crisi. Ma che oggi la porta a consigliare di fare la stessa scelta. Il consiglio da tenere a mente: durante l'anno del servizio civile (o, più in generale, in un percorso di volontariato verso realtà più svantaggiate) viene istintivo "lanciarsi" a pieni polmoni, saltare giù dal dirupo senza paracadute. Dare tutti se stessi, sulla scia della sensazione di poter essere utili a qualcuno. Ma attenzione: è un'sperienza che NON può, non DEVE diventare tutta la propria vita. Ogni giorno di servizio civile ha un orario di inizio e uno di fine. Usciti dalla sede di servizio, dobbiamo continuare ad avere una vita che abbia un senso autonomo. Mantenere sempre il giusto senso di relatività. La vita di chi aiuti non può diventare la TUA vita.
Anche se un po' offuscata dalla sonnolenza post-cenam, annotiamo anche la visita alla Fondazione Ernesto Balducci a Badia Fiesolana (http://www.fondazionebalducci.it/default.asp). Balducci è stata una delle personalità di maggior spicco nella cultura del mondo cattolico italiano nel periodo che accompagnò e seguì il Concilio Vaticano II, legato a figure come Giorgo La Pira e don Lorenzo Milani, e molti altri cattolici democratici e "di sinistra" vissuti a Firenze tra gli anni '50 e gli anni '90. Fondatore della rivista "Testimonianze", subì la condanna per apologia di reato e la parallela denuncia al Sant'Uffizio, per aver difeso l'obiezione di coscienza.
A concludere una prima giornata decisamente impegnativa, ciliegina sulla torta, la notte praticamente insonne ad ascoltare il delicato russare della vicina di letto (non faccio nomi perchè ti voglio bene..), che per la notte successiva è stata mandata in isolamento in una camera singola..
Risveglio "new age" con la ginnastica e le strane coreografie di Daniela, la bizzarra civilista milanese trapiantata a Firenze. Se qualcuno fosse entrato in quel momento nella sala riunioni, vedendoci cantare e ballare "la tartaruga qualcosa..." in cerchio, uno appiccicato all'altro, a tutto avrebbe pensato tranne che ad un corso di formazione, ne sono certa.
Altro momento da hit parade, l'intervento di Lucia (la responsabile della Caritas di Fiesole) su come rapportarsi agli altri, cercando di trovare il giusto punto di fiducia, senza cadere nell'ingenuità nè nella diffidenza. E, a seguire, l'attività di gruppo su stereotipi e pregiudizi: come scegliere quali persone salvare, se la Terra stesse morendo e l'unica possibilità di sopravvivenza fosse una navicella spaziale per un nuovo pianeta, appena nato? Salviamo il poliziotto armato? No, niente armi sul nuovo pianeta! Ma poi si scopre che il poliziotto è un giovane che userebbe l'arma solo in casi estremi, per difesa. E il militante nero? Mmmm, meglio di no.. metti che è un guerrigliero?! No, è un pacifista, e noi lo abbiamo lasciato sulla Terra a morire. Si capisce il senso dell'attività da questi pochi esempi? Spesso e volentieri etichettiamo, selezioniamo, giudichiamo le persone dalle pochissime informazioni che abbiamo di loro. E, 9 su 10, SBAGLIAMO. Questo è il senso.
E poi riscoprire, attraverso il film tv, la storia di don Lorenzo Milani e della scuola di Barbiana, con il progetto di andarci davvero, a Barbiana, a conoscere di persona i ragazzi di don Milani. Chissà.. STAY TUNED!
In ultimo, memorabile la scena di tutti i civilisti seduti su panche, sedie e pavimento, a cantare insieme "Ho imparato a sognare" dei Negrita, testo alla mano, consapevoli che, da quel momento, quella canzone, conosciuta un po' da tutti, avrebbe assunto in ognuno di noi, un nuovo significato.
16:54
Scritto da: lamanoaretina
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29/01/2011
ALTRO GIRO, ALTRA CORSA
Altro giro, altra corsa.
A dire il vero, la corsa è già iniziata da un paio di mesi. E ho la vaga sensazione che quest'anno passerà più in fretta di quanto ci potesse sembrare quel 1° dicembre, quando è iniziato il nostro percorso. Di cosa sto parlando? Del nostro anno da civiliste.
Il progetto del servizio civile della Caritas diocesana di Arezzo-Cortona-Sansepolcro per il 2011 si chiama così: “Accoglienza, Ascolto e Integrazione”.
A salire sulla giostra, sette ragazze (altro che sesso debole!) di un'età variabile dalla più piccola, Denise, con i suoi entusiasmanti 19 anni, ai 27 (portati benissimo) della Fede. In mezzo, vite più o meno comuni di giovani cresciute all'ombra di una città di provincia, che, bene o male, le ha sempre tenute al riparo dalle aspre contraddizioni del mondo che c'è “fuori”, ma che, nel suo piccolo, nasconde comunque realtà particolari. A volte, difficili.
Queste sette ragazze, con diversi percorsi e personalità ancor più distanti, si sono trovate accomunate da una scelta: impegnare 12 mesi della propria vita in un progetto concreto di accoglienza. Di aiuto. Di integrazione. Ognuna a modo suo, seguendo le proprie inclinazioni, facendo leva sulle proprie capacità. In un do ut des quanto mai utile: noi doniamo tempo ed energie, voi ci regalate esperienza. Preziosa per i nostri studi, o per il lavoro che vorremmo fare. Sicuramente, per la nostra vita.
Quindi, ragazze, un buon viaggio a noi: Benedetta, Giulia, Federica, Denise, le due Lucia ed io, Beatrice.
Speriamo di fare, e di farci, del bene!
17:10
Scritto da: lamanoaretina
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19/09/2009
E ALLA FINE: BADIA A RUOTI
Le foto del corso di fine servizio a Badia a Ruoti (Ambra).
12:09
Scritto da: lamanoaretina
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17/09/2009
LA STORIA DI WALID
Da Telesandomenico la storia di Walid uno degli ospiti fissi della mensa Caritas di piazza Giotto ad Arezzo.
13:29
Scritto da: lamanoaretina
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15/09/2009
FACCE DA CIVILISTI - UN ANNO DIFFICILE
20:06
Scritto da: lamanoaretina
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20/08/2009
CIVILISTI IN ALBANIA - IL VIDEO DIARIO
Il video diario dell'estate in Albania dei ragazzi del servizio civile Caritas di Arezzo-Cortona-Sansepolcro al centro giovanile di Uznove, periferia di Berat.
16:16
Scritto da: lamanoaretina
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